San Valerio a Cavalese

Prima costruzione: 1162

Soppressione chiesa: 1787

 Il dosso su cui si pone l’antico campanile della chiesa dedicata a san Valerio si colloca nella zona bassa di Cavalese, a poca distanza dal parco della Pieve.

Il colle di san Valerio fu frequentato fin dall’età del Ferro, ma è in epoca romana che sorsero significative opere murarie sia sulla sommità sia nell’insellatura più a nord. Successivamente in epoca medievale, sulle rovine degli edifici romani, vennero realizzate delle strutture edilizie semplici. L’intitolazione del colle a san Valerio sembra risalire proprio a questo periodo, quando la valle di Fiemme era dominata dai Franchi, popolo particolarmente devoto a san Valerio.

In questa zona panoramica, sorse l’antico paese di Cadrubio, primo nucleo abitato della successiva Cavalese, facendo da corona al castello eretto dai signori Enn – Kaldiff (nobili di Egna), ma nel Duecento la fortificazione entrerà a far parte della Contea di Castello, controllata dai Conti del Tirolo. Nel corso del Trecento ogni opera fortificata presente in valle venne abbattuta o cadde in rovina.

Nel luogo in cui sorgeva il castello era presente una necropoli e per questo nel 1162 il vescovo di Trento Adelpreto (1156-1172) volle edificare una chiesa intitolata ai santi Valerio, Clemente ed Appolonia. Gli studi archeologici hanno permesso di conoscere l’antica impostazione della chiesa: l’edificio era in stile romanico con un’unica navata a abside semicircolare e campanile addossato al lato nord. Al centro dell’abside sono ancora visibili i resti del basamento di un altare, mentre sul fianco sud un avvallamento indicherebbe il luogo in cui era posto il fonte battesimale. Il piccolo edificio ora affiancato al campanile, invece, è un’aggiunta ottocentesca.

La torre campanaria in stile romanico appartiene alla prima fase di costruzione e presenta una rigorosa uniformità costruttiva: nella parte superiore si ammira un doppio ordine di bifore e trifore, al di sopra del quale si pongono delle monofore trilobate (soluzione adottata anche per Carano). Sui lati del fusto è possibile leggere la morfologia del tetto e l’andamento dell’aula. Fino alla prima metà del Novecento il campanile risultava essere intonacato e decorato con finti capitelli.

Nel 1767 furono eseguiti dei lavori di consolidamento dell’unica navata, ma la situazione andò peggiorando e l’edificio divenne sempre meno sicuro, portando alla sua chiusura nel 1787. Fortunatamente, dall’antica chiesa è giunto integro fino ai nostri giorni un affresco raffigurante il patrono Valerio, opera ora collocata nella chiesa di san Sebastiano a Cavalese in corrispondenza dell’abside.

Anche il paese di Cadrubio venne abbandonato per il carattere franoso del colle di san Valerio, portando a un maggior sviluppo di Cavalese. Da allora il campanile di san Valerio funge da testimone solitario dell’antica storia della valle di Fiemme, come una sentinella sulla valle dell’Avisio, dando vita a racconti e immagini suggestive.

Damiano Iellici