Il vescovo Lauro alla Festa del Boscaiolo e delle Foreste a Molina di Fiemme: “Pensiamoci parte della natura”

Da www.diocesitn.it

Domenica 6 settembre al santuario di Piazzòl, vicino a Molina di Fiemme, si è svolta la tradizionale messa per la Festa del Boscaiolo, giunta alla 56ma edizione, alla quale quest’anno era presente anche il vescovo Lauro, affiancato dal parroco don Albino Dell’Eva.

Una festa che ha risentito delle stringenti disposizioni in tema di emergenza sanitaria, che ha visto per l’appunto solo il momento religioso e l’annullamento di tutte le manifestazioni di contorno che arricchivano la giornata. La celebrazione è stata trasmessa, in differita, anche in streaming sul canale YouTube della Magnifica Comunità di Fiemme.

L’occasione della Festa del Boscaiolo si collega anche alla Giornata per la custodia del Creato, ricorrenza di inizio settembre, in quanto per la prima volta al titolo di Madonna dei boscaioli, il santuario vede l’aggiunta anche della denominazione delle foreste, dando così il nome alla festa (Festa del Boscaiolo e delle Foreste): “Realizziamo le indicazioni della Laudato Si’ -ha esordito don Lauro- perché dobbiamo percepirci natura. L’uomo non è “altro” dalla natura, è esso stesso natura. Abbiamo l’altissimo dovere di proteggerla e sappiamo che ci è rimasto poco tempo. Questo titolo di Madonna dei Boscaioli e delle Foreste diventi anche provocazione a pensarci parte della natura, giardino che va custodito se vogliamo vivere in pienezza”.

Durante la messa si sono ricordati anche tutti i boscaioli che, nel compiere il loro lavoro, sono rimasti vittime di incidenti.

All’omelia, collegandosi anche alla pagina evangelica della domenica, il vescovo Lauro ha lanciato un forte richiamo al senso di comunità, forte anche in un territorio, come quello fiemmese, che affonda le sue origini proprio sulla comunione con l’istituzione della Magnifica Comunità: “C’è il rischio di dar per scontato il tessuto comunitario -ha detto- ma se salta questo, salta anche il futuro, la qualità della vita, il benessere. Vivere nella comunità è beatitudine. La vera medicina è la vita comunitaria, e un comunità è sana quando le persone che sbagliano al suo interno non vengono messe fuori gioco, ma vien fatto di tutto per recuperarla e integrarle. Quando la comunità invece inizia a puntare il dito, escludere, buttar fuori le persone, a gettare fango, è la sua fine”. Prendersi cura e farsi carico, secondo don Lauro, sono gli assiomi su cui una comunità si deve basare.

Al termine della messa, dopo la lettura della preghiera alla Madonna, il vescovo Lauro ha benedetto la nuova targa affissa all’altare del santuario, che riporta la nuova intitolazione.

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