Incontro sulla chiusura del Convento francescano di Cavalese: spiegazioni, domande e anche qualche critica per questa decisione

Partecipato incontro alcune sere fa alla chiesa del Convento francescano di Cavalese con argomento l’imminente chiusura del convento, aperto ancora nel 1685.

Padre Enzo Maggioni, ministro della provincia del Nord Italia dei Frati minori, ha spiegato i motivi di questa non facile decisione ed ha risposto alle tante domande ed anche alle critiche emerse dal dibattito successivo per questa decisione. Di seguito il resoconto di Marco Acquisti. Le fotografie sono di Giuseppe Spazzali.

Matteo Zendron del consiglio per gli affari economici ha introdotto l’incontro che aveva lo scopo di spiegare le ragioni che hanno portato alla decisione da parte della Provincia dei frati francescani del Nord Italia di chiudere a settembre la comunità di Cavalese, e ha presentato padre Enzo Maggioni, ministro della provincia del Nord Italia dei Frati minori.

Il padre provinciale all’inizio ha ringraziato i numerosi fedeli presenti, ed ha parlato di dispiacere per la sofferta decisione di chiudere il convento; decisione presa a seguito di seri motivi.

Dal 2015 è stata costituita una nuova provincia dei frati che corrisponde territorialmente al nord Italia, nella provincia ci sono 100 edifici di cui solo la metà sono utilizzati, ci sono attualmente 500 frati, di cui 300 superano i 70 anni, scarse sono nell’intera provincia le nuove vocazioni, di conseguenza risulta sempre più difficile gestire determinate situazioni ed è quindi inevitabile ridimensionare le strutture presenti.

Nella provincia del nord Italia ci sono 50 strutture inutilizzate, alcune abbandonate da tempo, la linea dei superiori dell’Ordine è stata quella quindi in alcuni casi di donare alcuni conventi, in altri casi come è stato fatto per Cavalese di proporne l’acquisto alla Diocesi di Trento.
E’ stato fatto un processo di revisione delle strutture allo scopo di stabilire quelle che possono essere gestite con dignità per portare avanti le varie attività che i frati svolgono quotidianamente.

La scelta di chiudere determinati conventi non è stata fatta con leggerezza, ma era necessaria considerando la realtà attuale, oggi il numero dei frati al servizio delle comunità è sempre minore e quei pochi giovani che concludono la formazione vocazionale, vengono impegnati nelle realtà più grosse e importanti.

Al termine dell’intervento è stato dato spazio ai presenti per esprimere le proprie considerazioni.

I vari interventi che si sono susseguiti hanno descritto il dispiacere e il disappunto per la decisione presa da parte dei superiori, dell’Ordine, c’è chi ha ricordato che era stato detto che i frati sarebbero rimasti altri 3 anni, chi ha sottolineato che il convento avrebbe potuto comunque continuare ad andare avanti anche con solo 2/3 frati, che si sarebbe potuto spostarne alcuni dal convento di Pergine, che qui venivano svolti servizi indispensabili come le messe feriali e festive, le confessioni il servizio all’ospedale l’ascolto e l’accoglienza alle persone, che il servizio svolto è radicato nella storia e nelle tradizioni delle nostre comunità, che chi ha preso delle decisioni di chiudere il convento non conosce la realtà locale.

Il Padre provinciale ha risposto alle osservazioni e alle critiche espresse, dicendo di comprenderle, che sono le stesse sentite in altri incontri come questo, sostenendo però che esse sono conseguenza dell’emotività del momento ed ha invitato tutti a guardare la realtà, al di fuori del proprio ambito locale, non si deve pensare ad una chiesa come era 20/30 anni fa, è cambiata la mentalità, siamo passati ad una società secolarizzata che esclude Dio dalla vita delle persone, non bisogna però rimpiangere il passato, ma prendere atto della situazione in cui viviamo, sforzandoci di rinnovare la nostra fede.

Padre Enzo ha invitato comunque la comunità locale a non reagire a questa decisione con rassegnazione e pessimismo, ma a cercare di compattarsi, a non dividersi, altrimenti l’importante servizio svolto dai frati risulterà vano.

Siamo chiamati tutti a fare la nostra parte nella comunità, cercando di trovare nuovi modi di esprimere la nostra fede, confidando nella provvidenza che non va però intesa come un intervento magico, ma che comporta delle scelte razionali anche se difficili e sofferte.

Marco Acquisti

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